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March 28 LA NUOVA CRISI "L'ECONOMIA DEI RICCHI LA DANNAZIONE DEI POVERI"4) Lo Stato Il livello dei prezzi dipende da quattro variabili: 1) i costi di produzione, 2) la domanda, 3) l'offerta e 4) la quantità di moneta in circolazione. Dobbiamo considerare che, per ragioni storiche, la variabile costi tende a diminuire mentre la variabile quantità di moneta tende ad aumentare, entrambe con andamento non lineare ma con direzionalità costante. Nelle condizioni ideali, il tasso di occupazione è costante, costi e profitti diminuiscono, offerta e domanda crescono in parallelo e la quantità di moneta cresce meno del tasso di riduzione dei costi[1]. In questo bel quadretto, si spiegano gli interventi delle banche centrali sui tassi di interesse, che determinano la quantità di moneta creata, le preoccupazioni sulla riduzione del tasso di occupazione o su una sua eccessiva crescita, la necessità di rallentare la crescita (id est la produzione) per evitare squilibri con la domanda o di tenere a freno i consumi per non esercitare pressioni sui prezzi, eccetera, eccetera. 5) L’economia del debito Immaginate che qualcuno vi proponga un lavoro, una casa ed anche i soldi per mangiare e per gli svaghi. Ne sareste felicissimi, credo. Dopodiché scoprite che i soldi che vi da per il vostro lavoro sono meno di quelli che vi servono per vivere, per cui ogni mese vi indebitate un po’ di più e su questo debito pagate anche interessi che aumentano il vostro indebitamento. E’ ragionevole ritenere che la vostra felicità scomparirebbe immediatamente? Alla fine del mese la sorpresina. Eh già, perché quando va a ritirare lo stipendio. dopo un mese di duro lavoro, gli viene detto che al suo stipendio di mille dollari devono essere detratti 600 dollari per l’alloggio, 400 dollari per il vitto ed altri 400 dollari per la macchina, le bevande e gli svaghi (il whisky era un po’ caro). All’aumento della massa finanziaria per mezzo dell’indebitamento, corrisponde un impoverimento della popolazione e non un suo arricchimento. Un esempio illuminante del vicolo cieco in cui si è cacciato il sistema, è dato dal particolare meccanismo di emissione di titoli di debito in deficit pubblico. La perversione consiste nel fatto che tali emissioni vengono calcolate sulla base di quanto prodotto dai cittadini, ma non vengono erogate a favore di coloro che con il proprio lavoro ne hanno consentito l’emissione. Per fare fronte a questa cifra spaventosa, gli italiani dovrebbero lavorare per oltre dieci anni senza tenere nulla per sé, vale a dire senza mangiare senza bere, senza tempo libero, senza fare figli, stando attenti persino a respirare. Il meccanismo si risolve in una sottrazione di ricchezza alla popolazione che non usufruisce di ritorni dal mondo della finanza. E questo, ovviamente, aumenta il divario tra ricchi e poveri. La seconda cosa che il modello nasconde, è che per mantenere la crescita del sistema, è necessario un tasso di fiscalizzazione crescente, ovvero, in alternativa, un indebitamento pubblico crescente. E’ innegabile che sia un buono stipendio, dati i tempi, però lei fatica ad arrivare alla fine del mese, pur spendendo solo lo stretto indispensabile per vivere. Vorrebbe sposarsi, ma il fidanzato guadagna più o meno come lei e in due hanno difficoltà a mettere da parte qualche soldo per la festa, il viaggio di nozze, i mobili, la cucina e magari pensare di fare qualche figlio. Figuriamoci per comprare casa! Non ho però finito con ciò di pagare tasse, dato che qualunque cosa acquisti, dalla benzina ai vestiti, dal pane alla luce elettrica, anche se mi è strettamente indispensabile per vivere e lavorare, è a sua volta gravata di tasse, e non certo in misura irrisoria. Con l’Iva al 20% praticamente su tutto e le altre tasse ed accise sulla produzione e sul lavoro, il prezzo di ogni bene è formato per almeno il 50% da tasse, dato che com’è noto le imprese scaricano sui prezzi le tasse che pagano. Se volesse comprare casa, dovrebbe indebitarsi, accendendo un mutuo con una banca e gravandosi dei relativi interessi che ne diminuirebbero ulteriormente il tenore di vita già ai limiti della povertà. Per colmo d’ironia, questa ragazza è considerata nel comune modo di sentire, una persona fortunata! Il nostro investitore fa le sue brave considerazioni e poi sceglie di investire su un titolo che gli sembra buono. Ne acquista cento azioni a cento dollari, spendendo circa 23 milioni. E’ sufficiente che il titolo del nostro investitore arrivi a 85 dollari perché lui guadagni in pochi giorni, sull’intero investimento 18 milioni, ovvero proprio lo stipendio che la mia amica pendolare riceve per un anno di lavoro. D’altra parte avevamo presupposto che per fare questa attività è necessario disporre di denari che si è disposti a perdere. Se poi il titolo che il nostro ha acquistato all’inizio della storia sale, invece di scendere, allora lui dopo un po’ vende ed incassa, passando ad un’altra operazione. Ah già, le tasse. Sapete quanto paga di tasse il nostro investitore sui diciotto milioni che ha guadagnato con il giochetto di cui parlavamo prima? Una cedolare secca del 12,5% e senza dover fare né dichiarazioni né gli altri complicati calcoli richiesti dalla normale dichiarazione dei redditi, dato che fa tutto la SIM attraverso la quale passano obbligatoriamente le operazioni di borsa. Un vecchio detto popolare sostiene che i soldi vanno a chi già ce li ha e questo meccanismo di funzionamento della borsa ne è appunto una riprova. Non solo. Se la ricchezza finanziaria continua a crescere a tassi superiori a quelli di crescita della ricchezza reale, alla fine ci saranno un’infinità di pezzi di carta che gireranno sempre più velocemente tra la gente ed a valori sempre più variabili. I prezzi dei titoli, come di qualunque altro bene che sta sul mercato, dipendono dalla domanda e dall’offerta. Poiché la crescita degli strumenti finanziari è maggiore della crescita della produzione, le transazioni relative agli stessi strumenti finanziari finiscono per diventare preponderanti nel sistema economico, e questa preponderanza tende a crescere in misura esponenziale, dato che essa stessa diventa uno strumento finanziario. Alla base di questa riflessione è il dato della continua nascita di nuovi strumenti finanziari, soprattutto derivati dai principali, che ha caratterizzato le attività finanziarie dell’ultimo decennio. In conseguenza di questo squilibrio, la domanda non riesce a crescere in maniera congrua, poiché comunque le innovazioni tecnologiche hanno portato nuova linfa nella produzione. Uno dei primi a trovare una soluzione al problema della debolezza della domanda fu Henry Ford, che pure, nei primi tempi della crisi, aveva reagito con ottusa durezza alle proteste ed alle iniziative degli operai e del sindacato contro la chiusura degli stabilimenti di produzione. Nacque in questo modo empirico l’economia fondata sul debito al consumo, dato che l’esempio di Ford fu ben presto seguito dalla maggior parte dei proprietari delle altre aziende. Soprattutto nel dopoguerra, milioni di famiglie americane, così come milioni di famiglie europee, furono indotte ad acquistare ogni sorta di beni di consumo utilizzando i crediti che venivano erogati da Banche, finanziarie o dalle stesse aziende di produzione. 6) La finanza del debito A questa massa monetaria creata dalla banche si aggiunge la massa dei titoli di credito creati dallo Stato a fronte del debito pubblico e per la copertura delle politiche di deficit pubblico, nonché quella creata dai privati per mezzo di obbligazioni o titoli (c'è anche da considerare la circolazione semi illecita, quale quella degli assegni postdatati, cambiali, tratte e ricevute bancarie). A questi strumenti, dobbiamo aggiungere sia le azioni, la cui funzione monetaria è sempre più rilevante, sia i derivati la cui elasticità ne consente l'uso monetario in determinate circostanze. Sui derivati gira la favola che essi siano un giochino a somma zero, nel senso che le Clearing Houses[3] aprono sempre posizioni equivalenti ma di segno opposto. Le dimensioni del fenomeno ci chiariscono i termini della faccenda. Le banconote in circolazione in Italia sono oltre 50 miliardi di euro. I depositi bancari a vista e breve sommano oltre 2.600 miliardi, più o meno come i titoli del debito pubblico. Aggiungendo i titoli emessi da enti pubblici, regioni e comuni, il debito pubblico complessivo dovrebbe attestarsi intorno ai 1.800 miliardi di euro. Ah, dimenticavo le riserve di oro ed altri preziosi, che attualmente sono di poco superiori ai 24 miliardi di euro, ovvero circa lo 0,25% del totale dei pezzi di carta, alla faccia della convertibilità stampata sulle nostre banconote! Sempre più spesso, per l'acquisto di aziende, società quotate in borsa e non emettono proprie azioni fissando il rapporto di concambio con quelle dell’azienda acquistata. In altri termini, la carta in circolazione è circa tra 9 e 11 volte la produzione nazionale. Non solo: mentre infatti, il PIL cresce ad un tasso medio inferiore al 2%, la massa finanziaria cresce al tasso decisamente superiore di oltre il 6%. Da questo diverso tasso di crescita discendono le preoccupazioni sull'inflazione e le politiche di tassi alti che, però, abbiamo constatato non risolvere il problema, dato che il tasso di crescita della massa è maggiore di quello dell'economia reale, per di più depressa per via dell'alta redditività delle obbligazioni (pubbliche e private). Alla fine questa montagna di carta collasserà su sé stessa bruciando di colpo tutta la ricchezza virtuale e non che essa rappresenta. E' questo lo scenario che viene comunemente indicato come lo scoppio della bolla speculativa, che precipiterà di colpo nel momento in cui sarà stato raggiunto il limite dell'indebitamento del sistema. 7) Lo scenario prossimo venturo Qual è il rischio in questa situazione? Questo è potuto accadere per le peculiari caratteristiche delle produzioni della nuova economia di cui parleremo in seguito. Resta il fatto che il monetarismo, figlio di questo sistema di gestione della ricchezza finanziaria, ha necessità di ridurre i tassi di crescita dato che altrimenti il sistema rischia di generare un’inflazione incontrollabile. 1) La crescita del debito pubblico non è più tollerabile, anche se è continuata imperterrita negli ultimi dieci anni 2) Il livello di indebitamento delle famiglie sta spingendo fasce crescenti di popolazione in condizioni di povertà in tutti i paesi occidentali, USA compresi, il che rende, tra l'altro, ridicole certe cifre sull'occupazione e la crescita economica. 3) L'incremento esponenziale dell'immigrazione, ovvero di gente alla ricerca di condizioni accettabili di vita (non sanno quello che trovano qui), indice dell'impoverimento crescente nel terzo mondo. 4) L'estrema volatilità dei mercati finanziari, nonché l'estrema sensibilità dell'economia reale alle manovre sui tassi (la caduta del PIL USA nell’ultimo semestre del 2000 dal +5.4% di giugno allo 0.9% di dicembre è estremamente significativa). 5) L'enorme potenzialità produttiva della new economy a fronte della quale c'è una domanda sempre più debole, ai limiti della recessione. In questo contesto una crisi improvvisa di sovrapproduzione diventa probabile. 6) L'assoluta mancanza di chiarezza tra economisti, politici, operatori finanziari e banche centrali sulla gravità della situazione e sui rimedi possibili. Chi mette in guardia sui pericoli viene tacciato, nella migliore delle ipotesi, di essere uno iettatore, come accadde nel 1929 a Paul Warburg e Roger Babson. Dal lato dei politici, non mi stancherò mai di ricordare le ottimistiche previsioni di crescita e sviluppo formulate dal Presidente americano Coolidge nel suo discorso sullo stato dell'Unione del dicembre 1928, a pochi mesi dal crollo[4]. I segnali che stanno giungendo da tutto il mondo sono di un rallentamento delle attività dell’economia reale e di un aumento della povertà in tutto il mondo, mentre i PIL continuano a salire in alcuni paesi in maniera consistente. L’unico strumento che ci consente di effettuare una manovra del genere è quello fiscale. In altri termini è necessario ridurre le tasse sulle attività dell’economia reale e spostare il peso fiscale sull’economia finanziaria. Allo stesso tempo, è necessario distribuire ricchezza finanziaria in maniera equa, riconsiderando il ruolo di essa nell’economia. Date le proporzioni tra le attività finanziarie e quelle dell’economia reale, lo spostamento può avvenire in tempi relativamente brevi ed in maniera pressoché indolore[5]. Una considerazione finale. Anche nel 1929, nessuno pensava che gente come Charles Mitchell o Richard Whitney o Ivan Kreuger o Goldman e Sachs, si facessero scippare il giocattolo dalle mani. Chi erano costoro? Appunto i Gates, i Colaninno, i Whiteman, i Soru dell'epoca. March 21 La crisi : quello che la gente non sa o non vuole sapereStiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie. Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo. Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate. Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno. Si è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato. E veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte dell'Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari "tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L'obiettivo è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici. Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio... Anche l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi giorni l'annuncio dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%. E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008. - è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?; - è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?; - è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?; - è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?; - è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca...); - è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000). Inoltre, un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito. La relazione tra reggiseno e cancro al senoSe non lo avete già bruciato negli anni ‘60, potreste volervelo togliere ora. "Il reggiseno causa il cancro al seno. E’ lampante," afferma il ricercatore medico Syd Singer. Soma decise di smettere di indossare il suo reggiseno. Ma quando Syd cercò nella letteratura medica non trovò nessuna causa nota per il cancro al seno, condizione che nelle donne appare raramente prima dei 35 anni, più frequentemente dopo i 40. I tassi di mortalità più elevati sono in Nord America ed Europa settentrionale, col resto del mondo che si sta adeguando velocemente. "Poco ossigeno e meno nutrienti sono trasportati alle cellule, mentre i prodotti di rifiuto non sono spazzati via," notarono i Singer. Dopo 15 o 20 anni di drenaggio linfatico ostacolato dal reggiseno, può apparire il cancro. Nel loro libro Dressed To Kill: The Link Between Breast Cancer and Bras, (Vestite Da Morire: La Relazione Tra Cancro Al Seno e Reggiseno) i due ricercatori hanno anche osservato che proprio prima che una donna inizi il suo ciclo, gli estrogeni si innalzano, provocando un rigonfiamento del seno. Se la donna continua a indossare un reggiseno della stessa misura, i vasi linfatici salva vita saranno compressi in maniera ancor maggiore. Hanno forse scoperto qual è il vero collegamento tra cancro al seno ed estrogeni? Ancora peggio, il divenire donna per una giovane è spesso "marcato" dal suo primo reggiseno. Come l’anziana pratica cinese del bendaggio dei piedi, il "bendaggio del seno " puberale può in ultima istanza condurre a severe complicazioni mediche. Quasi tutte le donne intervistate erano scontente della dimensione o della forma del proprio seno. Le donne che avevano scelto un reggiseno per l’aspetto, ignorando indolenzimenti e gonfiori, avevano il doppio di incidenza di cancro al seno di quelle che non l’avevano scelto per questo. "Non dormite col reggiseno!" implora Syd Singer. "Le donne che intendono evitare il cancro al seno dovrebbero indossare un reggiseno per il periodo di tempo più limitato possibile – di sicuro per meno di 12 ore al giorno." Ben consci che i loro risultati erano "esplosivi," i Singer hanno inviato i risultati della loro ricerca ai capi delle più prestigiose organizzazioni e istituti anti-cancro americani. Nessuna risposta. Alla pari del business del cancro, il giro d’affari dei reggiseno è enorme. Moltiplicate il numero delle donne che, in tutto il mondo, comprano qualche reggiseno da 25$ ogni anno e otterrete una cifra vicina ai 6 miliardi di dollari all’anno. Andando sempre senza reggiseno, Soma iniziò a indossare vestiti che non enfatizzassero i seni. Cominciò anche a massaggiare i seni con regolarità e ad andare in bicicletta, a prendere integratori vitaminici ed erboristici e a bere solo acqua pura. RICORDATE: Una combinazione spettacolarmente controindicata è indossare un reggiseno e usare un telefono cellulare. SE DOVETE INDOSSARE UN REGGISENO November 14 Sì e NoNo, una parola secca e veloce,
significante e nascosta del suo essere,
se guardi negli occhi
di chi te lo dice,
stai immobile
geli per paura,
o ti esalti l'animo,
e se è un SI
sei felice,
o qualcosa di drammatico,
sei comunque in ansia,
tutto può iniziare
come tutto può finire
stai ad aspettare lungo tempo
esigenze, speranze ti portano a questo,
ma non smettere mai di illuminare un'altra volta
la tua vita è unica.
November 25 MotiviIn un luogo lontano
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